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Acrilico I colori acrilici sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti organici, come la tempera all'uovo ad esempio, contengono alcuni leganti sintetici a base acrilica. Questo colore sintetico fu usato per la prima volta negli anni Quaranta. Può essere impiegato per una varietà di effetti che vanno dalle sottili velature alle spesse pennellate. Combina alcune fra le migliori proprietà della pittura a olio e dell'acquerello. E’ infatti di rapida essiccazione e di resa assai brillante. Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio. I vantaggi rispetto a quest'ultimo non sono da sottovalutare asciuga i tempi assai ridotti e nel caso di una pittura per stesura, permette di accorciare moltissimo i tempi di lavoro. Trattandosi di un colore più magro, è più delicato infatti si riga facilmente ed ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche dell'olio.
Il guazzo, o gouche alla
francese, appartiene alla grande famiglia delle pitture a colla, solubili con
l'acqua. E’ costituito da pigmenti tenuti insieme da gomma arabica; i toni più
chiari si ottengono con l'aggiunta di biacca. Può considerarsi una specie di
variante della tempera, e di fatto i due termini sono usati a volte come
sinonimi. In realtà ne risulta una sorta di acquarello opaco. In questo
differisce dall'acquarello trasparente, dove i colori si possono schiarire con
la semplice aggiunta di acqua. La superficie spessa del guazzo può offrire gli
stessi effetti della pittura a olio, ma presenta l'inconveniente che i colori,
una volta asciutti, diventano più chiari di come appaiono durante
l'applicazione. Essendo versatile sia nelle stesure piatte sia nei tocchi
vivaci, è il mezzo ideale per studiare in piccolo l'impianto cromatico di un
dipinto, da solo o in associazione con altre tecniche. Bulino E' il più antico procedimento
calcografico e prende il nome dallo strumento usato per incidere il metallo. Lo
strumento è formato da una sottile sbarra di acciaio temperato con un'estremità
tagliata trasversalmente ed afflitta, l'altra estremità è infissa in
un'impugnatura di legno a forma di mezza sfera che si adatta alla mano
dell'incisore e si chiama bulino. L'inclinazione del bulino rispetto la
superficie della lastra dipende dal tipo di affilatura del bulino del stesso.
Per incidere si pone la lastra su di un cuscinetto di cuoio pieno di sabbia, in
modo che non si muova e possa essere spostata facilmente durante il lavoro. I
segni incisi trattengono l'inchiostro per la stampa e si ottiene così un segno
particolarmente netto e preciso, peculiare di questa tecnica. L'origine di
questa tecnica risale alla prima metà del Quattrocento e deriva dalla tecnica
usata sui metalli fin dal Medio Evo dagli orafi, che impiegavano il bulino per
ottenere incavi nelle lamine. Questa tecnica ebbe il suo periodo di maggiore
diffusione nella seconda metà del XV secolo e nei primi decenni del XVI secolo
in Italia, Germania e Paesi Bassi. Fu utilizzato, fra gli altri, da A. Mantegna
(1431-1506), A. Dürer (1471-1528), Luca di Leida (1494-1533), M. Raimondi
(1480-1534). Nel XX secolo fu utilizzato fra gli altri da Pablo Picasso
(1881-1973) e S. W. Hayter (1901-1988). Acquaforte E' la prima tecnica indiretta in
cavo ed è la più usata come mezzo espressivo dagli artisti antichi e moderni,
soprattutto per la libera gestualità dell'operatore a differenza di altre
tecniche che hanno bisogno di un lungo tirocinio. L'origine dell'acquaforte
risale al Medioevo, periodo in cui si usava l'acido nitrico per incidere fregi e
decorazioni su armi e armature. In seguito il nome e la tecnica vennero adottati
dagli artisti incisori, passaggio che possiamo far risalire al periodo tra la
fine del XV e l'inizio del XVI secolo. |
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Grafica e testo by Shiribia.com. |