Libera Cārpino
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IL GIUDICE
Quando la tua mano
lascerā la mia sola
per precipitarsi nel vuoto,
dove sarā vano
pronunciare parola
o dare un voto
a quel tuo sguardo parvo
che, come pietrificato,
tace
per ascoltare il gracchiar di un corvo,
che chiede di essere accarezzato
dalle lacrime della tua luce,
solo allora, io, dinanzi a quel chiedere,
capirō che la morte
č venuta a strapparti
al mio sorridere,
chiudendomi in faccia tutte le porte
che mi permettono di raggiungerti.
Gentilmente, la morte mi dice:
"Nella mia carrozza,
non c'č posto per un'altra persona.".
Ha il volto e la sicurezza di un giudice
che, nella tristezza,
il mio cuore imprigiona.
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